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Lei

Sabato è giorno di turismo a Bologna. Quando vivi in una città rischi di fartela scivolare addosso e non girarla mai con la scusa “Eh va bhe, posso andarci quando voglio”. Poi passano gli anni e alla fine magari cambi città e non hai visto le cose che volevi vedere, così per esempio io, da ex-torinese, non sono mai entrata dentro Palazzo Madama, e non sono ancora mai andata a vedere la famosa Reggia di Venaria Reale. Per cui il sabato facciamo i girelloni. Partiti con l’intenzione di andare a vedere la Pinacoteca di Bologna, alla fine però ci dilunghiamo parecchio al mercatino della montagnola, tra vestitini e magliette finché la fame non ci assale. Che fare allora? Mangiamo fuori. Sì ma che mangiamo? Mi viene in mente la promessa fattami, di andare a mangiare queste famose tigelle e crescentine che non ho mai mangiato. Così parte la ricerca ma se un ristorante è troppo caro, l’altro addirittura è chiuso per ferie, finché Lui non ha l’illuminazione e mi dice “Ma aspetta: qui dietro c’è l’Osteria dell’Orsa!”

Così andiamo e finalmente troviamo nel menù le famose tigelle e le crescentine. Il locale è carino e il personale davvero gentile. Ci infilano in un tavolone grande a cui presto o tardi si accoderà altra gente. Ordiniamo un monte di tigelle e una collina di crescentine ma la cameriera ci guarda con aria stranita e mi chiede “Ma siete sicuri? Sono un po’ troppi”: Lui accenna un sì dicendo che secondo lui van bene ma la cameriera insiste: “Facciamo così, ditemi cosa vorreste mangiare e io vi consiglio la quantità”. Così alla fine, in due, abbiamo preso 4 tigelle e 3 crescentine con affettati misti e un ciotolino di squacquerone, nonché mezzo litro di vino. E la cameriera aveva ragione, siamo usciti dall’osteria piegati in due, stomaco pienissimo e sorrisi sazi e felici. In pratica per chi non lo sapesse, le tigelle sono sorta di minipanini, tondi, del diametro di circa 8 cm, da tagliare a metà e da riempire con ogni bontà ci si ritrovi sotto mano. Le crescentine sono quadratoni (ma anche cerchioni, mi dice Lui) di pasta pressata e fritta. Idem come sopra, squacquerone e affettati fino a farsi scoppiare lo stomaco. Sono stata contenta di avere assaggiato una gran specialità di queste parti (anche se non proprio bolognese), e sono stata colpita dalla gentilezza della ragazza che ci ha servito al tavolo, dalla quantità di cibo ingerito e dal costo giustissimo del tutto. Per cui se siete affamati come noi, vi trovate in centro e non sapete assolutamente che tigelle pigliare, bhe c’è un’Orsa che vi aspetta. Bon appetit.

Lui

Ormai, come una consuetudine, il sabato è il giorno che ci prendiamo per gironzolare Bologna! Io ci vivo ormai da quasi 8 anni, conosco molto bene il centro ma non mi stanco mai di andarci: Bologna è piccola ma è intrisa di tanti, tantissimi piccoli angoli che quando ti ci trovi dentro ogni volta ti viene da dire “Non sembra neanche di stare a Bologna”.

Lei aveva fame, intorno all’una e oggi è stata irremovibile: voglio le tigelle!

Le tigelle sono un piatto tipico dell’Emilia, in particolare della zona di Modena ma ovviamente Bologna ha assorbito questa pietanza e si può praticamente dire essere anche sua. Non come il tortellino, ci mancherebbe, ma è pur sempre un’ottima pietanza.

La tigella, accompagnata all’affettato è un’ottimo piatto freddo, specie se a farle compagnia c’è la famigerata (nonché untissima) crescentina.

Cercando (ovviamente invano, come succede sempre) un posto “tipico” alla fine in un posto tipico ci siamo capitati. Non tanto tipico per le tigelle quanto tipico per la fama che ha qui a Bologna: L’Osteria dell’Orsa.

Il clima all’osteria è spartano e accogliente: ci si siede tutti insieme, tavolate miste ma il clima è così tranquillo per tutti che ci si dice buon appetito, anche se non ci si conosce. Frequentatissima da giovani studenti, ex studenti ed anche ex ex ex ex ex studenti o semplicemente da qualche bolognese nostalgico è un buon posto per passare un bel pranzo o scaldarsi d’inverno.

La competenza di una gentilissima cameriera ci ha salvati dal tracollo gastronomico indicandoci porzioni adeguate, dato che le loro crescentine sono decisamente fuoriscala. Mezzo litro di rosso in 2, salumi a volontà et voilà, il pranzetto è fatto.

La cosa bella dell’osteria è che se è anche la prima volta che ci vai, ti sembra di esserci già stato e che i camerieri sanno anche chi sei.

Capitateci, non dico altro!

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