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Archive for the ‘Cosa Vedere a Bologna’ Category

Lei.

Nessuna ramanzina, please, so che siamo stati latitanti ma abbiamo avuto grandi progetti. La casa nuova ad esempio. Un lavoro, il mio. E stiamo girando poco, anche se con questo post spero possiamo impegnarci di più. Molti non conoscono una delle mie svariate e bizzarre passioni: quella dei cimiteri. Mi piacciono molto, ho anche scavalcato una volta per vederne uno; mi rasserenano, trovo che siano luoghi di pace.

Così, passando con la macchina davanti al cimitero monumentale di Bologna, decidiamo di fermarci questo sabato per fare due passi.

Sono ormai esperta di cimiteri, pensavo di non sorprendermi più, e invece… La Certosa di Bologna è il più bel cimitero che io abbia mai visto, pieno di tombe antiche, di personaggi illustri, di monumenti ai caduti in guerra, di spazi verdi. Lui si guardava attorno estasiato io cercavo di captare quello che una guida (perché sì, fanno visite guidate) stava dicendo al suo gruppo. La passeggiata è stata immensa, sembrava non finire più e diverse cose mi hanno colpito. Il cimitero è suddiviso in sezioni e quelle che mi hanno colpito di più sono state la sezione dedicata ai bambini (credo si chiamasse cimitero degli angeli, o qualcosa di simile), il giardino … ma perché ho questa memoria volatile? Comunque il giardino dove si possono spargere le ceneri dei propri cari (il giardino delle rimembranze?). Non siamo riusciti a vederlo ma la sola presenza mi rassicurava, come a dire: quando tirerò il calzino e voglio essere cremata, le mie ceneri potranno non stare solo in un triste scatolo ma anche volare col vento. Vedo ora dal loro sito che c’era anche la sezione del cimitero Ebraico, mi toccherà tornarci perché non l’ho vista. Inoltre i monumenti ai caduti sono qualcosa di incredibile. Una cupola nel terreno. Delle scale che scendono. Il buio rischiarato solo da piccoli lumini, un corridoio circolare in cui sono deposte le ossa dei defunti. Il camminare in tondo rende tutto perpetuo e ti fa capire che la guerra causa solo questo: morti. Causa freddo e altre piccole commissioni da svolgere siamo andati via. Ma voglio tornarci, magari prendere anch’io una guida perché c’è tanta roba, il cimitero è immenso (forse più grande di quello monumentale di Torino) e voglio respirare ogni angolo di storia che nasconde.

Lui.

Non ho mai sentito parlare un bolognese del cimitero della Certosa. Certo, non ho mai chiesto loro cosa ne pensassero, cosa contenesse. Non ho mai espresso una curiosità verso l’opinione che hanno i bolognesi del loro cimitero monumentale.

In questi anni di adozione bolognese ( ormai siamo ad 8 ) ho sempre cercato di ricostruire i racconti di mia nonna, bolognese di nascita, nella moderna città. Mi raccontava dei bombardamenti, dei rifugi che lei odiava. In questa assennata ricerca (e neanche troppo faticosa) del passato prossimo della seconda guerra mondiale che riemerge in ogni angolo della città, sono inevitabilmente incappato sul web nel cimitero della Certosa. E dico inevitabilmente perché è proprio così: il cimitero della Certosa custodisce preziosamente e in maniera a dir poco emozionante le spoglie dei soldati che hanno dato la vita nella Grande Guerra e le spoglie dei partigiani (un ossario, per la precisione) dei partigiani della Seconda Guerra Mondiale.

Il cimitero della certosa però con altrettanta cura custodisce anche le spoglie del popolo felsineo del ‘500 in uno stile decadente tutto suo. Molte statue di angeli e personaggi battute dalla pioggia, scurite dai muschi. Parti in ferro arrugginite e cigolanti ma tutto immensamente bello. E maestoso. La giornata autunnale della visita (che si è verificata per puro caso) è stata perfetta: aria carica d’acqua, fasci di luce bianca che attraversavano le zone d’ombra. Le sculture tutte che guardano verso il basso, il Cortile degli Angeli dove sono seppelliti bambini, ampi mausolei con all’interno severi uomini baffuti che ci guardano con sguardo vitreo senza pupille.

La parte che però ho preferito, dopo i due maestosi monumenti della guerra, è stata la zona delle urne. Non sono un grande frequentatore di cimiteri (per fortuna) e quindi non li conosco molto bene. Non sapevo ci fosse un’area riservata solo alle urne. Ce n’erano a centinaia: alte, nere, bianche. Alcune erano posizionate anche in punti altissimi, altre a mo di capitello su mezze colonne.

Ripensando a questi anni adottivi, mi spiace un po’ che Bologna oltre al suo solito tortellino e le torri non mostri così tanta fierezza anche per un cimitero monumentale così fiero e grande.

Penso ci rifaremo un salto in primavera.

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Lei

A Bologna c’è un posto dove trovare qualsiasi tipo di fumetto: Alessandro Distribuzioni. Per vendere solo fumetti è un posto gigante. Ci siamo andati solo per comprare TuttoRatMan, ma alla fine il giro completo è stato d’obbligo e, indovinate? Abbiamo comprato un sacco di altre cose. Per esempio un fumetto “firmato” da Freak Antoni, leader degli Skiantos (visti due volte dal vivo, spero di vederli tante altre volte), un libro delle Sturmtruppen di Bonvi e abbiamo trovato anche un numero di Diabolik che mancava a mia mamma, “Chirurgia criminale”. Girovacchiando di qua e di là siamo stati colpiti dal bestiario di Andrea Pazienza, che quasi quasi mi ha fatto venire voglia di tatuarmi il disegno di un fennec (diventato da qualche tempo il mio animale guida – facendo compagnia a tutti gli altri animali guida che da sempre mi accompagnano). Io purtroppo non mi intendo di fumetti mentre Lui è più scafato quindi mi mostradiversi autori di cui non sono assolutamente a conoscenza e, come ogni volta che non conosco nulla, indico e annuisco interessata. E’ un posto carino per fare un giro e trovarci fumetti della vostra infanzia. Potete tornare bambini in pochi minuti e saltellare in ogni dove a cercare i vostri compagni preferiti che, un tempo, credevate quasi reali.

E anche adesso.

Lui

La cosa bella del passeggiare in centro è ricordarsi di andare da Alessandro distribuzioni. C’è sempre un fumetto che ti sei dimenticato di comprare: Ratman. Almeno, io mi dimentico sempre. Approfittando del fatto che dovevo fare incetta di numeri arretrati, faccio vedere a Lei questo posto che a me piace tanto. É una fumetteria enorme che, oltre ai soliti manga e fumetti vari di autori americani, ha anche un’estesissima fornitura di vecchi fumetti italiani.

Se vivi a Bologna da tanto o da poco è obbligatorio che tu sappia di chi si sta parlando quando ti parlo di Paz o Bonvi: adottato uno, Bolognese  l’altro.

Di Andrea Pazienza Alessandro Distribuzioni ha molto e anche di vecchie Sturmtruppen ma la cosa bella (e che abbiamo immediatamente comprato) è stato Freak! un fumetto scritto da Freak Antoni (sì, proprio quello) e autografato a mano!! Tanto che la fascettina recita: “2000 copie autografate ancora invendute”.

Ci siamo un po’ persi, come al solito, dietro a vecchissimi fumetti e dietro anche ad una piccola esposizione che Alessandro tiene in un piano inferiore di cose molto vecchie come almanacchi di Topolino e qualche memorabilia.

Le fumetterie hanno un odore sempre rassicurante e ora che ho il mio Ratman è bene che cominci a leggerlo!

Evvivaaaa (cit.)

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Lei

Stavolta non ci fregano eh? Eh no, proprio no. Mangiamo presto, usciamo presto, arriviamo in piazza Maggiore e ci pigliamo i posti a sedere. Ah, stavolta non ci fregano.

Quindi io e Lui ceniamo presto, yogurtino, lavaggio denti, mezzo controllo al nuovissimo Googleplus e a twitter, io leggo due righe (che appena ho due secondi leggo due righe) e si va. Parcheggiamo vicino alla stazione e Lui ironizza sul nostro “ritardo” (siamo in anticipo di un’ora). Purtroppo servirà a poco il nostro anticipo: piazza Maggiore è piena.

Dovevamo aspettarcelo, nonostante anche questo sia un film nuovissimo (del ’76), con la parola “gratis” di mezzo, tutti dimenticano che ora siamo passati al 3D con le robe che escono dallo schermo per mangiarti i popcorn. Se avessero proiettato “Cicciolina e Moana ai mondiali” ci sarebbe stato lo stesso afflusso di gente (e di vecchiettine). In ogni caso i posti vuoti ci sarebbero, è che ci sono gli sfigati che li tengono per gli altri. In particolare uno, molto molto sfigato, che teneva un’intera fila. Io m’immagino la discussione con questo poveraccio come dev’essere stata: “Andiamo al cinema?” – “Sì, certo, vai te alle 18 sotto il sole cocente di luglio a tenere 20 posti e poi noi ti raggiungiamo all’inizio del film, alle 22!”.

Mi sarebbe piaciuto metterlo in difficoltà per vederne la reazione. Tipo sederci in due delle seggiole dove aveva sparso varie magliette, sciarpine, borsette (avrà scippato roba dall’armadio della mamma) e aspettare una reazione. Che, vedendo il tipo, non ci sarebbe stata. Dopo aver girato un po’ io e Lui decidiamo di sederci per terra. Almeno questa volta stanno tutti seduti!

Dopo varie presentazioni (la pellicola è stata restaurata) finalmente comincia il film… ed è in lingua originale. E non riesco a leggere i sottotitoli. Meno male che mezz’oretta dopo due persone accanto a noi, sedute sulle seggiole, si alzano e se ne vanno. Io e Lui ci fiondiamo immediatamente, bloccati da una signora (che già prima del’inizio del film non faceva che dire a tutti “State seduti, state seduti”) che era seduta nella fila dietro ma dato che non leggeva, voleva passare davanti. Così finiamo per dividerci, io davanti e Lui dietro mentre la signora mi rispiega per l’ennesima volta che non voleva dividerci ma non ci vedeva. Morale della favola, dopo un’altra mezz’ora torna al suo posto. Tanto rumore per nulla, direbbe Shakespeare.

Il film è stato molto bello, tralaltro mi sono ricordata di averlo già visto anche se in lingua originale ha un suo perché. Se non lo avete visto ve lo consiglio. Certo, al cinema è un’altra cosa, certo al cinema all’aperto in piazza Maggiore è ancora un’altra cosa. Tralaltro le proiezioni in piazza termineranno il 2 Luglio. Se ancora non ci siete stati vi conviene affrettarvi, è un’iniziativa molto carina e di sicuro un modo diverso per passare la serata. E, ripeto, che serata.

Lui

Poco prima di capodanno del 2000, mi decisi di vedere (e rivedere) alcuni dei film, pensando che certe cose le avrei dovute vedere per affrontare il millennio. Uno di questi film era proprio Taxi Driver. Un film che mi prese tantissimo tanto che Travis divenne proprio il mio primo nickname nella rete. Inutile parlare del film in se per se, mi auguro che l’abbiate visto, sarebbe un vero peccato.

La sorpresa però del consueto appuntamento col cinema all’aperto in piazza Maggiore ( programma del cinema all’aperto ) è stata molto piacevole: il film era in lingua originale. Questo ovviamente ha fatto apprezzare molto di più la fantastica capacità di interpretazione di De Niro ma ha causato non pochi problemi ad una signora particolarmente impaziente.

Inizialmente, quando il film doveva ancora cominciare, ha invitato insistentemente un gruppetto di ragazzi in piedi di lato a lei a sedersi per terra (non oscuravano quindi la visione); poi si è lanciata contro un altro gruppo di ragazzi, in preda all’agitazione, comunicando che il film sarebbe cominciato di lì a poco e che anche loro dovevano assolutamente sedersi.

Ovviamente, poco dopo, è toccato anche a noi, che eravamo già tranquillamente seduti.

Coltello fra i denti abbiamo assaltato 2 sedie liberate da due vecchietti, probabilmente stanchi di leggere i sottotitoli, già pregustavo il sangue che scorreva nelle gambe quando la signora mi blocca dicendomi “Si metta al mio posto” (la fila dietro) “perché c’è quel grosso signore [lo indica] e io non riesco a leggere i sottotitoli”.

Io e Lei ci guardiamo un po’ confusi per la verità, ci avrebbe diviso, ok, niente di preoccupante ma per quello che mi riguarda mi è sembrata piuttosto maleducata (e quantomeno folle visto che si è seduta proprio accanto al “grosso signore” che le oscurava i sottotitoli). Al posto della signora fra l’inglese e i sottotitoli il film scorre in fretta. A lato la signora vicino a me (probabilmente sorella della balena)  ogni tanto bofonchia nelle scene di cinema porno spinto di Scorsese e vedo che la balenottera parlotta con Lei. Dopo un po’ questa si stanca, si alza e mi dice “torni pure qui, tanto mi sono stancata di leggere”.

L’avrei voluto far marcire a leggere quei cazzo di sottotitoli tutta la vita quel capidoglio ma almeno potevo godermi il film insieme a Lei.

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Lei

Sabato è giorno di turismo a Bologna. Quando vivi in una città rischi di fartela scivolare addosso e non girarla mai con la scusa “Eh va bhe, posso andarci quando voglio”. Poi passano gli anni e alla fine magari cambi città e non hai visto le cose che volevi vedere, così per esempio io, da ex-torinese, non sono mai entrata dentro Palazzo Madama, e non sono ancora mai andata a vedere la famosa Reggia di Venaria Reale. Per cui il sabato facciamo i girelloni. Partiti con l’intenzione di andare a vedere la Pinacoteca di Bologna, alla fine però ci dilunghiamo parecchio al mercatino della montagnola, tra vestitini e magliette finché la fame non ci assale. Che fare allora? Mangiamo fuori. Sì ma che mangiamo? Mi viene in mente la promessa fattami, di andare a mangiare queste famose tigelle e crescentine che non ho mai mangiato. Così parte la ricerca ma se un ristorante è troppo caro, l’altro addirittura è chiuso per ferie, finché Lui non ha l’illuminazione e mi dice “Ma aspetta: qui dietro c’è l’Osteria dell’Orsa!”

Così andiamo e finalmente troviamo nel menù le famose tigelle e le crescentine. Il locale è carino e il personale davvero gentile. Ci infilano in un tavolone grande a cui presto o tardi si accoderà altra gente. Ordiniamo un monte di tigelle e una collina di crescentine ma la cameriera ci guarda con aria stranita e mi chiede “Ma siete sicuri? Sono un po’ troppi”: Lui accenna un sì dicendo che secondo lui van bene ma la cameriera insiste: “Facciamo così, ditemi cosa vorreste mangiare e io vi consiglio la quantità”. Così alla fine, in due, abbiamo preso 4 tigelle e 3 crescentine con affettati misti e un ciotolino di squacquerone, nonché mezzo litro di vino. E la cameriera aveva ragione, siamo usciti dall’osteria piegati in due, stomaco pienissimo e sorrisi sazi e felici. In pratica per chi non lo sapesse, le tigelle sono sorta di minipanini, tondi, del diametro di circa 8 cm, da tagliare a metà e da riempire con ogni bontà ci si ritrovi sotto mano. Le crescentine sono quadratoni (ma anche cerchioni, mi dice Lui) di pasta pressata e fritta. Idem come sopra, squacquerone e affettati fino a farsi scoppiare lo stomaco. Sono stata contenta di avere assaggiato una gran specialità di queste parti (anche se non proprio bolognese), e sono stata colpita dalla gentilezza della ragazza che ci ha servito al tavolo, dalla quantità di cibo ingerito e dal costo giustissimo del tutto. Per cui se siete affamati come noi, vi trovate in centro e non sapete assolutamente che tigelle pigliare, bhe c’è un’Orsa che vi aspetta. Bon appetit.

Lui

Ormai, come una consuetudine, il sabato è il giorno che ci prendiamo per gironzolare Bologna! Io ci vivo ormai da quasi 8 anni, conosco molto bene il centro ma non mi stanco mai di andarci: Bologna è piccola ma è intrisa di tanti, tantissimi piccoli angoli che quando ti ci trovi dentro ogni volta ti viene da dire “Non sembra neanche di stare a Bologna”.

Lei aveva fame, intorno all’una e oggi è stata irremovibile: voglio le tigelle!

Le tigelle sono un piatto tipico dell’Emilia, in particolare della zona di Modena ma ovviamente Bologna ha assorbito questa pietanza e si può praticamente dire essere anche sua. Non come il tortellino, ci mancherebbe, ma è pur sempre un’ottima pietanza.

La tigella, accompagnata all’affettato è un’ottimo piatto freddo, specie se a farle compagnia c’è la famigerata (nonché untissima) crescentina.

Cercando (ovviamente invano, come succede sempre) un posto “tipico” alla fine in un posto tipico ci siamo capitati. Non tanto tipico per le tigelle quanto tipico per la fama che ha qui a Bologna: L’Osteria dell’Orsa.

Il clima all’osteria è spartano e accogliente: ci si siede tutti insieme, tavolate miste ma il clima è così tranquillo per tutti che ci si dice buon appetito, anche se non ci si conosce. Frequentatissima da giovani studenti, ex studenti ed anche ex ex ex ex ex studenti o semplicemente da qualche bolognese nostalgico è un buon posto per passare un bel pranzo o scaldarsi d’inverno.

La competenza di una gentilissima cameriera ci ha salvati dal tracollo gastronomico indicandoci porzioni adeguate, dato che le loro crescentine sono decisamente fuoriscala. Mezzo litro di rosso in 2, salumi a volontà et voilà, il pranzetto è fatto.

La cosa bella dell’osteria è che se è anche la prima volta che ci vai, ti sembra di esserci già stato e che i camerieri sanno anche chi sei.

Capitateci, non dico altro!

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sette chiese – bologna

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Lei

Dopo esserci con calma svegliati, decidiamo di andare a prendere un caffè. E poi, dopo il caffè, a lui viene in mente di andare a fare due passi al parco. Suggerisco di portarci i libri comprati il giorno prima, così ci sediamo su una panchina a leggere. Piano approvato.

Ci dirigiamo quindi verso il parco dei Cedri, e dopo aver passeggiato un po’ e visto qualche libellulina (e cercato qualche topo – non trovato) ci sediamo su una bella panchina a leggere. Un ragnetto minuscolo comincia a farci visita. Serve a poco mandarlo via, torna ogni tanto arrampicandosi sui libri e chissà, magari cercando di accoppiarsi con quelle lettere stampate grandi il doppio di lui.

Dopo qualche decina di pagine decidiamo di fare pappa al McDonald’s adiacente così, passando davanti all’entrata, notiamo un grosso cimitero polacco proprio di fronte al fast food.

Quindi dopo aver mangiato, attraversiamo la strada e ci dirigiamo verso il cimitero polacco che però è chiuso. A 30 mt, però, c’è un cimitero inglese di guerra (della seconda guerra mondiale). Quello è aperto ed è stupendo.

Pratino all’inglese, tutto ben curato, lapidine bianche in serie ordinate. Mi tolgo le scarpe per stare a contatto con l’erbetta, ma mi viene il magone quando leggo l’età delle persone lì sepolte. Pochi superano i 30. Ci sono molti 19enni, 20enni e 21enni. Io e Lui ci guardiamo e facciamo qualche considerazione. Io dico che comunque erano tempi ben diversi, in cui un ventenne era un uomo già fatto e formato. Lui però mi fa riconoscere che 20 anni sono sempre 20 anni, e anche se erano tempi diversi a quell’età eri comunque giovanissimo. Concordo con la sua versione, mi rimetto le scarpe e andiamo verso la macchina. Con la promessa di informarci per visitare anche il cimitero polacco.

Lui

Non leggo cose che mi va di leggere da un sacco. In questi ultimi anni ho letto quasi esclusivamente mattoni universitari, sono un po’ affaticato dalla lettura cartacea.

Tuttavia, ho deciso (sotto educata insistenza di Lei) di prendere un librino. Piccolo, piccolissimo libro! Quello che devo trovare ora, è il tempo per leggerlo. Lei legge in qualsiasi istante di tempo non è impegnata, io non riesco, devo affondare nel libro e quindi ho più difficoltà.

Questa domenica abbiamo deciso di visitare un parco molto bello di Bologna (che è quasi a San Lazzaro di Savena) che si chiama Parco dei Cedri. Il parco è il mio preferito, dopo i Giardini Margherita perchè è molto grande, pianeggiante con qualche dunetta di erba. C’è poi un sentierino che costeggia il Savena (poco più che un ruscello in quel tratto) e per tutta la lunghezza del percorso, ti scordi che sei a pochi passi dall’inferno delle macchine e della città. C’è l’odore dell’acqua quasi stagnante, della terra umida, degli alberi e delle foglie. Si, viene voglia di stare lì sempre.

Lei sembra molto felice di questo posto: ci sono molte bestioline volanti che notoriamente mi fanno impressione, lucertoline che scappano dappertutto e moscerini.

Dopo una lettura all’ombra di un alberone e un rapido pasto da McDonald’s visitiamo un piccolo cimitero di Guerra (la seconda). Un cimitero di vittime per lo più di soldati inglesi. Giovani. Tutti veramente troppo giovani. 20, 21, 23 anni. Qualche Uomo uomo più grande, intorno ai trenta, pochissimi sulla 40ina.

Lei mi fa notare che a 20 anni si era già uomini. Non si è mai abbastanza uomini a 20 anni.

Il praticello tenuto benissimo faceva quasi impressione a calpestarlo, mi veniva di camminarci scalzo tanto era tenuto bene. Una cosa di quelle da vedere per avere sempre un punto di riferimento. Sono morti per questo.

Per un pomeriggio di lettura e un hamburger di McDonald’s.

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Lei

Quando il mio Lui casca nel dilemma del pisolino, poche cose possono riprenderlo. A nulla valgono i miei vani tentativi di risvegliarlo. Cade come in trance e ci vorrebbe Erickson in persona a riportarlo al di qua. Ma sono le 20, e alle 22 ci attende un film nuovissimo: Nosferatu, del ’22. Quasi una prima visione, direi. Io non l’ho mai visto e sono molto curiosa, anche perché mi sono sempre piaciuti i film horror e questo, bhe è un superclassico. Una cosa che non può mancare a un’horrorofila come me.

Pensiamo di mangiarci una pizza/kebab/panino in centro e quindi ci avviamo in Piazza Maggiore. E’ tardino ma pensiamo, suvvia, chi mai verrà a vedere un film del ’22?

In effetti: c’era il mondo. Più pubblico delle altre sere con la differenza che le altre sere in pubblico in più, quello ovvero sprovvisto di seggiola, stava seduto sulla pavimentazione di piazza Maggiore mentre questa volta erano tutti in piedi. Io e Lui ci guardiamo e la nostra speranza che alla gente venga un briciolo di materia grigia per sedersi si perde completamente.

Poi notiamo che sotto al telo su cui verrà proiettato il film c’è una vera orchestra. Il tempo di accorgerci di questo e viene proiettato un film, di 14 minuti, del 1902: Viaggio nella Luna. Restaurato, per cui a colori (anche se appaiono acquarellati) e con l’orchestra che suona dal vivo. Quando ho scoperto che era un film del 1902 sono rimasta basita. Per i tempi doveva essere un vero e proprio capolavoro!

E alla fine, ecco il film. Nosferatu. Sempre tutti in piedi, ovviamente, e sempre con l’orchestra che suona dal vivo. Io e Lui ridiamo parecchio perché l’attore protagonista fa delle facce buffissime, e anche perché ci sono i sottotitoli anche per i nomi, quindi sul monitor appare “Hellen” – e sotto, come sottotitoli (perché ci sono in inglese e in italiano dato che il film è tedesco), “Hellen” “Hellen”.

Qualcuno si sfava e ogni tanto fa qualche shhtt di disapprovazione (cosa che ci fa ridere ancora di più perché il film è muto). L’orchestra è davvero eccezionale e il film non è male, per essere così vecchio (non amo i film muti). Scopriamo poi che Nosferatu significa “non spirato”, e che non hanno potuto chiamarlo “Dracula” per diritti d’autore sul libro omonimo.

Dopo un caloroso applauso e un’occhiata, per me, alle stelle (Lui ha ancora un po’ di torcicollo) passeggiamo verso la macchina per tornare a casa. Che bellissima giornata. E che meravigliosa serata.

Lui

Come fenicotteri rosa le persone, notoriamente, stanno in piedi. Tutti parlano male del comportamento estremamente co-attivo dei piccioni che dove va uno vanno gli altri ma quello delle persone non è affatto da trascurare.

Piazza maggiore.

Piena.

Un film del tipo “tanto chi se lo andrà a vedere di sabato sera?”.

Tutti.

Nosferatu: 1922.

Si fosse degnato un pirla, uno, a sedersi per terra e convincere gli altri a fare altrettanto. No. 95 minuti in piedi come babbei. I fenicotteri rosa avrebbero spiccato il volo da un pezzo. Un film muto, fra l’altro, dove è necessario leggere i vari cartelli di dialogo. E lì ottocento teste a muoversi a destra e sinistra cercando di leggere. Tutte fuori tempo, nessuno legge un cazzo.

Menomale che c’era Nosferatu, un film che va, come le bestemmie, contestualizzato col suo tempo…ma davvero bellissimo. La colonna sonora, a gran sorpresa, interamente suonata dall’orchestra dal vivo! (probabilmente l’audio originale faceva anche pena).

Colto nel pomeriggio da un torcicollo improbabile temevo che la serata in piedi potesse inginocchiarmi, invece, nonostante mi trovassi in un branco di babbei masochisti, è passato in fretta. E chissà che tormento provavano quelli che dicevano “sssssh” se qualcuno parlava. Ve lo ricordo, era un film muto.

Come ciliegina sulla torta, alla fine di Nosferatu, il primo film mai girato: “Un viaggio nella Luna”: 1902. Colorato e accompagnato dai magnifici Air, un duo francese di musica elettronica, professori di matematica.

Davvero una serata particolare.

Peccato i babbei.

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